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Editoriale


Il progetto ``Pluto Open Journal''

Unix è definito un Sistema Operativo Aperto (open), questo principalmente per il fatto di essere stato inizialmente scritto con il linguaggio C (che è stato sviluppato quasi ad hoc) e inizialmente distribuito con il codice sorgente. Unix si è potuto quindi evolvere inizialmente proprio grazie a menti ``geniali'' che collaborando in modo più o meno vistoso hanno dato vita ad una generazione di sistemi operativi abbastanza compatibili tra loro, pur funzionando su molte architetture diverse, e pur essendo oggi rappresentate da case diverse (e perdendo la disponibilità del codice sorgente nella gran parte dei casi).

Linux è in un certo senso ``tornato indietro'' a quando il buon codice veniva scritto in un rapporto di collaborazione, ma oggi si basa su un kernel estremamente efficiente, sfrutta appieno l'hardware su cui viene fatto funzionare ed è capace di competere tranquillamente con i cugini Unix commerciali. E dire che il buon Linus Torvalds voleva solo scrivere un piccolo kernel per passatempo ed ha chiesto se qualcuno aveva voglia di divertirsi con lui... :-)

Qualche giorno fa, su un noto settimanale, è stata pubblicata un'intervista a Bill Gates in cui il nostro simpatico amico si difendeva dalle accuse a lui rivolte affermando che l'azione legale portata avanti in massa contro di lui dall'anti-trust statunitense è del tutto sbagliata, perché è stata la Microsoft, attuando la sua politica di STANDARD APERTI, a causare la crescita spropositata dell'industria informatica degli ultimi anni negli Stati Uniti.

Un'affermazione del genere, che a chiunque sia un po' addentro all'argomento può sembrare almeno azzardata, ad una persona che lavora nel campo dell'OPEN SOURCE suona quasi come un'eresia... o forse come una barzelletta! Gli standard Microsoft sono ciò che è di più lontano dalla filosofia open... Bill può dire anche che i suoi standard sono aperti perché i suoi sistemi operativi sono sulla maggior parte dei computer esistenti al mondo, e che molte software-house hanno fatto una fortuna sviluppando programmi per windows, ma questo non avvicina neanche un passo i suoi prodotti al concetto di standard aperto!

APERTO vuol dire avere diritto di accesso al codice sorgente;
APERTO vuol dire avere il diritto di modificare il codice sorgente, per migliorare o personalizzare il programma;
APERTO vuol dire avere il diritto di ridistribuire il programma, modificato o no, liberamente.

...e il software che meglio incarna questa filosofia è il software free, cioè quello soggetto a copyright GPL.

Se un programma è sotto GPL viene distribuito insieme ai suoi sorgenti, e chiunque può modificarlo per migliorarlo o per adattarlo alle sue esigenze, a patto che il risultato resti sotto la stessa licenza. In questo modo tutti possono contribuire, e soprattutto tutti possono usufruire del programma senza dover pagare per farlo. Attenzione, questo non vuol dire che un programmatore che sviluppi software open source non possa essere pagato! Se infatti io scrivessi un programma per un'azienda, me lo potrei far pagare quanto voglio: l'unica clausola è che il software, in caso venga distribuito, sia corredato dai suoi sorgenti, e che sia soggetto a GPL. In questo modo lo scambio di denaro avviene per l'uso delle competenze del programmatore, e non per lo scambio di merce, come avviene nel caso delle licenze del software proprietario.

L'applicazione di questa filosofia a Linux ci ha mostrato che seguendo questa strada il livello tecnologico dei prodotti è estremamente alto; pensate che la NASA ha chiuso l'accesso dall'estero ad un sito sulla programmazione su cluster Linux (Beowulf) perché la potenza di calcolo di questi cluster era troppo alta, e l'esportazione della tecnologia relativa violava la legge americana sull'esportazione di supercomputer!

E non dimentichiamoci che Linux, oltre ad avere un kernel open source, si basa su applicazioni open source, grazie al lavoro della Free Software Foundation, che raccoglie e promuove lo sviluppo di programmi aperti, e al progetto GNU... senza di loro Linux non sarebbe un sistema operativo aperto, ma solo un kernel.

Linux è quello che è adesso grazie all'open source, ma purtroppo solo una piccola parte degli utenti di Linux si rendono conto delle potenzialità di questa filosofia. È per questo che da oggi nel Pluto Journal parte il progetto ``Pluto Open Journal'', che vuole promuovere l'open source, e sensibilizzare gli utenti di Linux a preferire il software open source quando hanno la possibilità di farlo.

``Pluto Open Journal'' non è un cambio di nome, ma un messaggio forte per ribadire la rotta che il Pluto ha scelto da anni: favorire lo sviluppo di Linux e del free software (free inteso come software libero, e ben descritto dal termine ``open source'' che lo distingue dal software proprietario dato via gratis).

In corrispondenza al ``Pluto Open Journal'' nasce la ``Redazione Aperta'', dove tutti i lettori sensibili all'opensrc sono invitati a partecipare a discussioni su idee nuove, proposte di articoli (anche *scrittura* di articoli), ricerca di novità e notizie interessanti riguardanti il mondo Linux e opensrc. La Redazione Aperta ha sede nella mailing list redazione-pj@pluto.linux.it, a cui ci si può iscrivere scrivendo un messaggio email contenente `subscribe' a redazione-pj-request@pluto.linux.it.

A che serve la ``Redazione Aperta''? Linux è il sistema operativo degli utenti fatto dagli utenti, il Pluto Journal è la rivista on-line in italiano su Linux fatta dai suoi stessi lettori. Chiunque usi con piacere Linux e voglia far conoscere ad altri novità, programmi interessanti, esperienze utili, può liberamente partecipare alla redazione del Pluto Journal, e proporre idee, articoli, collaborare con gli altri redattori. Lo scopo è quello di promuovere Linux e il software Open Source.

Cosa serve per partecipare alla ``Redazione Aperta''? Buona volontà, soprattutto. Una discreta conoscenza di Linux, o al limite sufficiente per gli articoli che si vogliono fare. Un minimo di impegno, compatibilmente con il tempo che si può dedicare: nessuno verrà ad insistere perché facciate le cose, però se vi prendete qualche impegno cercate di portarlo avanti.

E quello che non è opensrc? Bella domanda, a cui si può attingere all'esperienza che ha già fatto Debian: lo scopo di Debian è creare una distribuzione di Linux completa, basata interamente su software open source. Oltre a questo, Debian punta anche a raccogliere più software per Linux possibile.

Quello che non è opensrc, o che pur essendo opensrc necessita di materiale non-open per funzionare (ad esempio codice libero che necessita di librerie non ancora riscritte in opensrc) viene messo in aree speciali, che ne evidenziano lo stato speciale e mettono in guardia l'utente che lo vuole usare. Queste aree sono i non-free e contrib di Debian.

La distribuzione ufficiale Debian su CDROM contiene solo software opensrc, insieme ad altro software opensrc ma che dipende da materiale non-open (e relegato quindi nell'area contrib). Questo sistema, a prima vista esagerato, ha fatto sì che le licenze di molto software cambiassero a favore dell'opensrc.

Prendendo spunto da questa esperienza, da questo numero il Pluto Journal avrà su ogni articolo un bollino di colore diverso a seconda del tipo di licenza del software di cui si tratta:

OPEN per software open-source;

Semi-open per software open-source che però si appoggia a materiale non-open;

Non-open per software soggetto ad altre licenze, da verificare volta per volta.

...e allora, seguendo le impronte di Linus... conquistiamo il mondo!

di Eugenia Franzoni


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