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Editoriale


"Linux in italia, gennaio 1999, luci ed ombre".

Chiunque, anche chi non conosce Linux, oramai si sta accorgendo che esiste qualcosa al di fuori di Microsoft, la stampa sta facendo venire fuori a sprazzi un dipinto del mondo Linux affascinante e persino positivo o invitante.

Belle le presentazioni alla Robin Hood, seguite da qualcosa di più poetico ed infine si arriva al "Linus questo piccolo uomo che sta cambiando il mondo dell'informatica", in fondo bene o male basta che se ne parla....

Queste per me sono le luci, le ombre invece vengono dalla realtà italiana.

Qualche giorno fa cercavo di fare un riassunto, una somma delle mie esperienze dal Lime di Roma fino alle cose che ho scritto per Pluto, ad alcuni contatti, agli articoli sulle riviste specializzate... insomma una cosa a 360 gradi.

Mi è venuto male. La situazione è incredibilmente confusa, ma ci sono alcune linee che sono ben distinguibili...

Ci sono persone e gruppi che per fare qualcosa per Linux ci mettono anche l'anima, ed io mi ci metto in mezzo.

Quando mi tolgo il vestito da uomo-linux e mi metto quello da imprenditore la situazione diventa più difficile, non riesco ancora a togliere Windows dai PC in ufficio perchè manca ancora qualcosa..., e mi rendo conto che in questo Linux purtroppo assomiglia troppo a Windows...

Quando smetto anche i vestiti da imprenditore e divento uomo della strada mi accorgo che il mondo Linux, in Italia, è una comunità di persone che ci mettono l'anima per fare qualcosa di tanto grande quanto poco utile. Per tutti intendo.

Ma dov'è il problema? come sempre, non c'è una causa, ma un insieme di piccole cose che fanno grandi danni...

Intanto c'è poca cultura, siamo indietro in molte cose, da Internet che viene "usata" più dalle companie di telecomunicazioni che dagli utenti, al software che viene piratato perchè la gente non vuole pagarlo, al sistema operativo che è libero e che diventa gratuito, alle aziende che spendono miliardi per comprare programmi già fatti e che non assumono informatici perchè costano troppo cari.

Il dipinto, seppur semplificato, è scuro e pieno di incertezze, la somma di queste cose fa incavolare in modo evidente un qualsiasi utente Linux, ma l'uomo della strada è contento: basta spendere poco. L'imprenditore invece forse inizia a capire come stanno le cose, e questo potrebbe essere un pallido sole che si affaccia all'orizzonte nel dipinto.

Io vorrei che tutti gli utenti Linux avessero adesso, e da adesso in avanti, il coraggio di essere utenti Linux fino in fondo. Ci sono migliaia di server installati nelle aziende e nelle case degli italiani, ma nessuno sa che questa è una realtà, invece deve venire fuori.

È ora di smetterla di fare le pecore, dobbiamo anche noi in Italia contribuire a Linux, ci sono i programmi e le documentazioni da tradurre, c'è bisogno di fare assistenza, c'è bisogno di aiutare anche gli utenti a basso livello, c'è bisogno di obbligare i costruttori di hardware a rendere utilizzabili le loro periferiche sotto Linux, ma non si può fare tutto ciò stando a guardare.

Le grandi aziende devono smetterla di rendersi ridicole, imboscando al loro interno i server Linux perchè costano poco, e poi andando in giro a vendere una immagine vestita di software Microsoft o altro, devono iniziare ad investire apertamente alla luce del sole in quello che utilizzano, perchè a questi investimenti è legata, mani e piedi, l'evoluzione sia di Linux che del resto della nostra informatica.

Linux è libero, non è gratis, fino ad oggi è stato solo sfruttato, adesso è il momento di farlo diventare quello che è veramente.

di Massimo Nuvoli


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