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Riportiamo qui di seguito apparso su Famiglia Cristiana (numero 9/1999). Scritto piuttosto bene è il segno che il nostro "Pinguino" sta facendo breccia anche tra i non addetti ai lavori. (Famiglia Cristiana infatti è una delle riviste più lette in Italia e non si può certo dire che sia una rivista specializzata...) Un grazie per la segnalazione a Marco Marongiu.

La scoperta di Linus

Nel '91 Linus, un finlandese di 21 anni, ebbe l'idea di distribuire gratis, su Internet, Linux, un nuovo sistema operativo. Che oggi è cresciuto grazie agli appassionati di tutto il mondo.

Linus, quello dei fumetti, dalla sua coperta non si staccava mai. Linus dei computer ha fatto l'opposto: ha dato l'oggetto della sua passione in pasto a Internet, che glielo ha restituito migliore e più complesso. Linux, che è il sistema operativo (il linguaggio-base della macchina) inventato da Linus, negli ultimi mesi ha così raccolto i frutti di un lavoro collettivo durato otto anni. Da dicembre a oggi hanno annunciato di averlo adottato produttori come Sun, Hewlett-Packard, Silicon Graphics e addirittura Ibm.

È il trionfo per questo occhialuto finlandese i cui eroi sono Albert Einstein e Linus Pauling, due scienziati, due scienziati. L'uomo che gli ha cambiato la vita è stato il nonno, professore di Statistica all'università di Helsinki. Fu lui, vent'anni fa, a portare il primo computer in casa Torvalds. Era un Vic 20 un calcolatore che sta a quelli di oggi come l'aereo dei fratelli Wright al Concorde.

Fu così che otto anni fa, quando aveva soltanto ventun anni, Linus Torvalds ebbe un'idea. Perché non provare ad adattare ai personal computer un linguaggio informatico complesso ed efficiente come Unix? Poi ne ebbe un'altra, questa sì significativa: perché non distribuire l'invenzione su Internet e invitare la comunità mondiale dei programmatori a migliorarlo? Niente di speciale, dice oggi Linus Torvalds, questa è la logica della ricerca, in ogni campo: «All'università», spiega, «si ottengono riconoscimenti solo quando si rende pubblico il proprio lavoro». Il fatto è che altri, in una situazione non troppo diversa dalla sua, sono passati in pochi anni dalle auto di seconda mano alle Ferrari; uno di loro è diventato l'uomo più ricco del mondo. Lui non ha guadagnato niente, se non la gloria.

Lo dicono tutti, ma questo è uno dei luoghi comuni ai quali è impossibile e sfuggire: Linus Torvalds è l'anti Bill Gates. Non tanto perché sia un avversario del fondatore della Microsoft, ma proprio perché, paradossalmente, ha scelto di non esserlo. Entrambi hanno inventato un sistema operativo, cioè in sintesi estrema un programma che permette ai computer di leggere gli altri programmi e di capire i comandi che gli vengono impartiti attraverso la tastiera. Il sistema operativo di Bill Gates si chiamava Ms-Dos, evolutosi poi in Windows; quello di Linus si chiama, con una scelta che sa un po' di sbruffoneria da genietto del computer e un po' di goliardia da ventunenne, Linux.

Il nome è stato l'unico atto di gratificazione personale che si è concesso. Già, perché gli otto milioni di computer che oggi lavorano grazie a Linux non hanno fatto guadagnare neanche un dollaro a colui che l'inventò. A differenza di Gates, Torvalds non ha abbandonato l'università per inseguire sogni di gloria e fondare un'azienda. Ha continuato a studiare a Helsinki, si è sposato, è diventato papà, ha lasciato la Finlandia per lavorare in California, in un azienda che curiosamente è finanziata da Paul Allen il socio di Bill Gates ai tempi di Ms-Dos. E ha visto Linux crescere via via oltre ogni aspettativa.

Dal 1991 a oggi i contributi di altri programmatori sono stati tantissimi e Linux è diventato un vero prodotto collettivo, in crescita continua e in continuo affinamento: le linee di codice (il testo del programma) sono passate dalle 10 mila del 1991 al milione e mezzo della versione più recente. Lo scorso anno il laboratorio di Los Alamos, quello in cui venne messa a punto la bomba atomica, per calcolare la forza d'urto provocata da un'esplosione nucleare ha collegato 68 computer sui quali era stato installato Linux. Il supercomputer così ottenuto costava un decimo di quanto sarebbe costato con i sistemi operativi disponibili sul mercato, ha raggiunto un picco di 19 miliardi di calcoli al secondo e, soprattutto ha dato prova di grande affidabilità.

Bisogna sapere, infatti, che per quanto i programmi per computer nascano da un lavoro collettivo, è soltanto l'uso reale che ne mette in luce i difetti. Con un termine che risale ai tempi in cui i calcolatori funzionavano a valvole ed erano grandi come stanze, i problemi così scoperti si chiamavano bug, cioè "bachi". Oggi è una metafora, un tempo erano realtà: gli insetti che entravano in quelle gigantesche macchine erano in grado di bloccarle o almeno di farle funzionare male.

Per scoprire i bug e sistemarli, Linus e Linux hanno avuto a disposizione un numero incalcolabile di consulenti: tutti gli appassionati di informatica del mondo, almeno in teoria, che già dall'inizio degli anni Novanta, dai computer delle università, erano in grado di dire la loro su quel nuovo programma che veniva dalla Finlandia. E dunque il mercato, come dice e pratica Bill, oppure è il lavoro di gruppo, la proprietà intellettuale collettiva, come sostiene Torvalds e con lui in vasto numero di programmatori, a fare progredire l'informatica?

La questione rimane aperta, anche perché Linus che oggi ha quindici anni in meno di Bill, non è certo il tipo che si abbandona a dichiarazioni ideologiche: «Ho creato Linux per passione», dice, «e non penso che il mio modello posso essere un modello universale per lo sviluppo dei programmi. Per progetti meno appassionanti, il denaro rimane lo strumento migliore per motivare i programmatori. Credo però che anche Windows avrebbe da guadagnare se venisse messo a disposizione di tutti».

Ibm e Oracle, due delle principali case produttrici di programmi, gli hanno risposto annunciando l'uscita di prodotti utilizzabili solo dai computer sui quali è stato installato Linux. Capitalismo contro proprietà collettiva: ma questa sfida non era già stata vinta?

di Piero Negri


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